SINEFINIS, BOLLICINE SENZA CONFINI

Per secoli quello che in Slovenia si chiama Brda e in Italia Collio, ma anche  Cuej in friulano, In den Ecken in tedesco e persino Bricceria nei testi goriziani dell’Ottocento, non è mai stato diviso da un confine. Ha visto la dominazione dei Conti di Gorizia, quindi degli Asburgo, dei Francesi di Napoleone, dell’Austria-Ungheria e del Regno d’Italia. Poi, con il Trattato di Parigi del 1947, è stato tagliato, come da una ferita, e assegnato in parte alla Jugoslavia e in parte alla Repubblica italiana. Tracciato da stranieri, ha separato famiglie, proprietà e vigneti, impostando diversi ritmi di sviluppo. Solo negli ultimi anni, con l’ingresso della Slovenia prima nell’Ue e poi nell’Area Schengen, le barriere sono venute meno e la libertà di transito e la moneta unica ci fanno credere che non esista più. Pur tuttavia permangono diverse sovranità nazionali ed amministrazioni locali, con lingue ufficiali differenti e leggi non del tutto omologate. Ma due giovani e coetanei viticoltori vogliono superare anche queste ultime frontiere con un progetto che recupera la secolare unità del Collio/Brda grazie al vitigno principe di questo generoso territorio: la Ribolla gialla. Si chiamano Robert Princic, di San Floriano del Collio in Italia e Matjaž Četrtič, di Quisca in Slovenia. Entrambi nati nel 1975, si conoscono meglio e diventano amici al master del Mib in Wine business e lì scaturisce l’idea di produrre uno spumante metodo classico con le loro uve. Quelle di Robert provengono dai vigneti di Giasbana (San Floriano del Collio) e di Gradiscutta (Gorizia), nel Collio; quelle di Matjaž dai vigneti di Quisca e di Bigliana, nel Brda. Potremmo dire, quindi, che il confine apparentemente separa, ma contemporaneamente unisce. Alcuni filosofi e sociologi contemporanei sostengono, infatti, che «il confine segna l’esistenza stessa di un’alterità con la quale rapportarsi. Il confine è quindi, in primo luogo, una relazione». Da questa forza creativa e generatrice del confine nasce Rebolium - Sine finis. Senza limiti, come le bollicine del suo perlage, che salendo verso l’alto escono dalla superficie del vino, libere nell’aria, effervescenti come i due giovani produttori. Cetrtic e Princic hanno deciso, infatti, di spumantizzare con metodo classico le loro uve di Rebula e di Ribolla gialla, che vengono affinate sui lieviti fino a 18 mesi, per ottenere uno spumante che viene imbottigliato due anni dopo la vendemmia. Nel Brda/Collio, il vitigno più diffuso e pregiato è sempre stato la Ribolla gialla. Le prime testimonianze sono medievali e numerose: dalla rabiole del 1268, alla ribola del 1324, al Raybolum del 1425, alla ribuella del 1395 e fra queste il Ribolium del 1306, nome scelto da Princic e Cetrtic. Secolo dopo secolo la Ribolla acquista sempre più importanza, tanto da essere quasi l’unica varietà del Collio ad essere nominata nei documenti assieme ai generici Vin bianco e Vin nero. Grazie al medico Antonio Musnig (Anton Muznik) di Santa Lucia di Tolmino (1726-1803), autore nel 1781 del “Clima goritiense”, abbiamo una prima dettagliata descrizione della viticoltura e dei vini prodotti nella Contea di Gorizia. «Alla Ribolla va concesso il primo posto per dolcezza e per generosità» scrive Musnig, che aggiunge pure «come vino rosato, ottima è la Ribolla». Nella prima metà del secolo successivo si effettuano studi sui vitigni e si fanno le prime interessanti classificazioni. Giuseppe Domenico della Bona, nel 1847, differenziando la Ribolla gialla gentile da quella verde, dice «vite di prima classe fra le più accreditate di collina» e qualche pagina dopo «vite di uva bianca molto accreditata per vino dolce, e particolarmente qualificata per essere piantata nei vignali» del Coglio e non in pianura «perché non giunge a quel grado di perfetta maturità e perché le brine le sono nocive». Alcuni anni prima, nel 1844, Matija Vertovc, parroco a Šentvid nel valle del Vipacco, aveva pubblicato “Vinoreja za Slovence” parlando anche lui ampiamente della Rebola o Gergànija v Berdah. Interessante è un saggio di Alberto Levi pubblicato nel periodico “Atti e memorie dell’i.r. Società Agraria di Gorizia” nel 1877. «La ribola, - scrive – ha il pregio impareggiabile di poter vivere e prosperare anche in quegli aridi sterili terreni di arenaria stratificata con poca e magra marna». Si ottiene un vino, continua l’autore, che «giunto senza alterazioni al secondo anno di età, diviene limpidissimo, leggiero, asciutto e brioso, e acquista poi coll’invecchiare un profumo assai gradevole». Nel 1891 si decide di tenere a Gorizia il IV Congresso Enologico Austriaco e Giovanni Bolle, Direttore dell’Istituto sperimentale chimico agrario, produce una relazione secondo la quale «Ribolla è un vitigno indigeno a uva bianca, che sarebbe conosciuto fino dai tempi dei Romani sotto il nome di Evola». Un vitigno che «è da reputarsi il migliore di tutti e meritevole sotto ogni riguardo di ulteriore coltivazione (…) e dà un vino alcoolico, con aggradevole sapore di mandorla, armonico nel suo complesso, con profumo che ricorda spiccatamente la vaniglia, e che dopo due anni di buon governo può essere paragonato ai buoni vini bianchi da bottiglia». Altrettanto positivi i giudizi sul vino di Ribolla dati da Norberto Marzotto (1923) e da Ernesto Massi (1933), quando il Collio era ancora un unicum territoriale.
Un’altra curiosità. Le zone da cui provengono le uve - Giasbana (San Floriano del Collio), Gradiscutta (Gorizia), Quisca e Bigliana – figurano già in una classificazione delle località di produzione dei vini redatta a metà Settecento dalle autorità delle «unite principate contee di Gorizia e Gradisca». Quisca e S. Floreano figurano nella prima classe, Bigliana e Iasbina vignali nella seconda, su un totale di nove classi. Quindi terreni da secoli vocati alla vitivinicoltura e alla produzione della Ribolla. 

 

 

 

 

Rosé

Attualmente disponibile l'annata 2014.

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SINEFINIS, SENZA CONFINI E IL VINO CHE UNISCE

Divinopaolini.cin DI Antonio Paolini - CANALE Scatti di vino

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NAPOLITANO E TÜRK BRINDERANO CON IL REBOLIUM

Fonte: Il Piccolo Gorizia, 14.Gen 2011
Testo: Stefano Cosma
Debutto romano di grande prestigio per lo spumante prodotto a cavallo del Collio

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NI PREVODA

Kaj: Degustacija penine Rebolium Sinefinis skupaj z vini Ferdinand ter fingerfood restavracije Salon.

Kdaj: Torek 21.09.2010 od 17-20h

SINEFINIS, IL BRUT CHE NASCE SU UN COLLIO SENZA FRONTIERE

Fonte: Il Piccolo Gorizia, 2 Giu 2010
Testo: Stefano Cosma

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NI PREVODA

Vir: Primorske novice
Brike v mestu - Women&Wine Slovenija   
Ljubljana, grajska kavarna Goodlife, četrtek, 26. avgust 2010, 19.30 do 24.00 


NI PREVODA

Vir: 24ur.com

Slovenci in Italijani združeni v žlahtni kapljici
Brda so sedaj eno! 


SINEFINIS AL VINITALY 2010

Ci siamo presentati con successo al Vinitaly 2010 a Verona. Quest’anno i visitatori sono stati più di 152.000, di cui 45.000 esperti del settore vinicolo. Molti si sono fermati al nostro stand e sono rimasti positivamente colpiti dalle nostre nuove bollicine.

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SINEFINIS, BOLLICINE SENZA CONFINI

Fonte: Le monde diplomatique
Testo: Stefano Cosma
Robert Prinčič, Collio - Italija & Matjaž Četrtič, Brda- Slovenia creano Rebolium Sinefinis, bollicine senza confini

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NI PREVODA

Vir: Dnevnik.si, sobota, 05.06.2010
Tekst:Vanja Alič
Ob italijanskem praznovanju in odprtju razstave Razum in sentiment je v Narodni galeriji potekal spoznavni večer s slovensko-italijansko penino Rebolium Sinefinis - brezmejna rebula


 
 

Rebolioum

La bollicina Rebolium – uno dei nomi medievali della Ribolla, varietà autoctona da cui è ottenuta - è spumantizzata con metodo classico e affinata sui lieviti per 18 mesi. Le piccole bollicine, che donano al nostro vino un fine perlage, persistono nel bicchiere per lungo tempo. All’olfatto si sente l’uva raccolta con una maturazione ideale e una nota leggera di lieviti, mentre il retrogusto è piacevole e lungo. Lo spumante Rebolium - Sinefinis è delicato e raffinato, ma di carattere. Adatto per gli aperitivi, può essere abbinato anche al pesce, alle carni bianche, ai formaggi freschi o semplicemente bevuto in compagnia.

 

La storia

 

Quelle meravigliose e generose colline che in sloveno sono chiamate Brda e in italiano Collio, ma anche Cuej in friulano, den Ecken in tedesco e Bricceria in alcuni scritti goriziani del 18° secolo, hanno visto succedersi nei millenni molti feudatari, dai Patriarchi di Aquileia ai Conti di Gorizia, come pure diversi sovrani, dagli Asburgo a Napoleone, al Regno d’Italia, ma sono rimaste sempre unite. Con il trattato di Parigi nel 1947, invece, questo territorio è stato diviso da un confine di Stato: una parte è stata assegnata alla ex Jugoslavia, una invece alla Repubblica Italiana. Una frontiera che ha provocato danni irreparabili agli abitanti, dividendo famiglie e vigneti. Inizia così la storia dei due terreni vinicoli: Brda slovena e Collio italiano. Non molto tempo fa, grazie ad una ritrovata unità sotto la bandiera comune dell’Europa e ad una armonia legislativa imposta dalla Commissione Europea, i due territori sono stati classificati entrambi come “zona C2”, dando ai vitivinicoltori l’opportunità di produrre vini con uve raccolte sia dai filari sloveni che da quelli italiani del Collio/Brda.

Robert Prinčič da Giasbana, San Floriano del Collio (Italia) e Matjaž Četrtič da Kojsko (Slovenia), due giovani produttori, hanno unito le loro forze e le loro capacità agronomiche e commerciali, nonché il duro lavoro, in un progetto comune. Brda e Collio sono così diventati di nuovo un tutt'uno con l'aiuto delle rispettive aziende:  Gradis'ciutta – www.gradisciutta.com e Ferdinand – www.ferdinand.si e con il vitigno autoctono per eccelenza, la Ribolla Gialla/Rumena Rebula. Alcuni anni prima questi due giovani artigiani del vino avevano perfezionato le loro conoscenze ed affinato le tecniche di mercato con il postdiploma alla MBA – Master in wine business – gestito dal Mib di Tieste. Il loro pensiero comune ha portato alla nascita di un unico e ottimo prodotto: Rebolium – Sinefinis, bollicine senza confini né ostacoli.

 

Rumena rebula in Ribolla gialla

V Brdih je bila rebula od vedno gojena in cenjena sorta. Pričevanja o sorti izhajajo že iz srednjega veka, prav tako kot ime Rebolium. Rebula je skozi stoletja ostala edina sorta, ki se je ohranila v zapisih in zapisi »unite principate contee di Gorizia e Gradisca« iz 18. stoletja, ki navajajo klasifikacijo področij, ki so primerna za gojenje rebule, omenjata dve vasi, ...

 

 
 
VINOGRADI REBULE
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MATJAŽ IN ROBERT
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NAPOLITANO,TURK, ČETRTIČ
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DR. DANILO TURK, ROBERT PRINČIČ, MATJAŽ ČETRTIČ
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IT. VELEPOSLANIK G.PIETROMARCHI
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NARODNA GALERIJA
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ŽUPANI NA DOBROVEM
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ANDREJA ERZETIČ SLOVENSKA VINSKA KRALJICA 2010
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